
Un mammifero che fa le uova!
L’ornitorinco è un animale che ha sempre affascinato gli studiosi di tutto il mondo. Quando alla fine del ‘700 giunse un esemplare impagliato al British Museum di Londra pensarono che fosse uno scherzo di qualche imbalsamatore burlone; che animale poteva essere con il corpo di lontra, la coda che ricordava quella del castoro, le zampe palmate e soprattutto con il becco di un’anatra? Ben presto si resero conto che non si trattava di uno scherzo, ma di un animale mai visto prima! Ci volle parecchio tempo per collocarlo nell’attuale classificazione sistematica del Regno animale, perché era un essere a metà tra un uccello, un rettile e un mammifero! L’ornitorinco infatti, insieme alle uniche due specie attualmente esistenti di echidna, popola l’Australia e la Tasmania e appartiene all’ordine Monotremata (dal greco “monos”, unico e “trema”, foro, orifizio), ovvero, invece di presentare l’apparato escretore, genitale e digerente ciascuno con la propria apertura verso l’esterno, terminano insieme in un’unica cavità chiamata “cloaca”, esattamente come negli uccelli e nei rettili, ma non solo! I monotremi sono gli unici mammiferi a fare le uova e solo dopo la schiusa allevano i piccoli, che nascono in uno stadio incompleto di sviluppo, tramite il latte che, non essendoci capezzoli, viene leccato mentre scorre lungo il pelo della regione ventrale della madre. Per tutte queste caratteristiche peculiari anche la decisione del nome scientifico non fu subito immediata: il naturalista George Shaw lo battezzò Platypus anatinus, dal greco “platypous”, piedi piatti e dal latino “anatinus”, simile all’anatra; nel 1800 Johann Blumenbach, anatomista comparato, lo ribattezzò come Ornithorhynchus paradoxus, per il becco d’anatra e la sua “forma paradossale”! In seguito si giunse al compromesso definitivo che tutt’oggi lo vede classificato come Ornithorhynchus anatinus, tuttavia il termine Platypus è rimasto ancora adesso il suo nome popolare in inglese.
Ma quali sono le abitudini di vita di questo straordinario animale? I monotremi sono animali singolari non solo per la loro biologia riproduttiva, ma anche per il loro sviluppato sistema elettrosensoriale. L’ornitorinco è un animale adattato alla vita semi-acquatica e grazie ad una miriade di “recettori” sparsi sul becco (divisi in elettrorecettori e meccanorecettori) è in grado di percepire sul fondo dei fiumi la presenza di prede, attraverso il campo elettrico generato da queste, allo stesso modo del sistema “della linea laterale” nei pesci. Dovendo procurarsi cibo sott’acqua ha evoluto un sistema respiratorio che gli permette di rimanere in immersione per il tempo necessario; il comportamento di foraggiamento (ricerca di cibo), consiste in una serie di immersioni interrotte da brevi intervalli sulla superficie per masticare e deglutire il cibo raccolto sul fondo. La profondità media raggiunta, la durata media dell’immersione e della pausa in superficie, sono fattori che dipendono dalla stagione; in uno studio condotto in un lago subalpino in Tasmania, si è visto che in inverno le acque del lago hanno una profondità maggiore rispetto alla stagione estiva, questo porta ad un costo più elevato in termini energetici, per quanto riguarda la capacità di immersione da parte dell’ornitorinco, che deve quindi raggiungere maggiori profondità per cercare cibo e quindi deve avere una resistenza apneica più elevata. Durante questa fase, il battito cardiaco diminuisce (fenomeno denominato come brachicardia) progressivamente, fino a raggiungere il suo valore minimo dopo circa 35 secondi (si passa da circa 140 battiti al minuto prima dell’immersione a soli 20 battiti al minuto circa), tutto questo può essere accompagnato da un aumento della pressione sanguigna. Questo declino del battito cardiaco sembra essere correlato a numerosi fattori tra i quali il rilascio dell’aria da parte dei polmoni. L’ornitorinco infatti, prima di andare sott’acqua inspira incamerando aria, al contrario per esempio della foca di Weddel che invece espira, espellendo l’aria e facendo affidamento sulle riserve di ossigeno presenti a livello del sangue e dei muscoli. L’ornitorinco invece presenta un esaurimento dell’ossigeno arterioso molto più rapido rispetto agli altri mammiferi che conducono vita acquatica. Alla fine di una fase d’immersione l’ornitorinco va incontro ad una fase transitoria di tachicardia, quindi un’accelerazione del battito cardiaco che può raggiungere i 200 battiti al minuto.
Da tempo si stanno conducendo diversi studi riguardanti anche le caratteristiche del sonno di questo animale, perché il platypus sembra presentare aspetti ancora una volta vicini ai rettili. I monotremi sono per questo definiti come “mammiferi primitivi”, ovvero più vicini evolutivamente ai rettili ancestrali che diedero poi origine alla linea dei mammiferi attuali. Per questo motivo continuano ad essere oggetto di studio di molti scienziati che cercano di chiarire ed approfondire l’evoluzione degli esseri viventi.
di Valentina Silvestrini
Bibliografia:
Immagini: la prima immagine sull’ornitorinco (Da http://it.wikipedia.org); la seconda immagine sull’uovo (Da http://www.geocities.com/CapeCanaveral/3499/foto.html)
Articoli scientifici:
“Respiratory properties of blood and responses to diving of the platypus, Ornithorhyncus anatinus (Shaw)”, K. Johansen, C. Lenfant and G. C. Grigg, 1966, Comparative Biochemistry and Physiology 18:597-608.
“Electrolocation in the platypus – some speculations”, Uwe Proske, Ed Gregory, 2003, Comparative Biochemistry and Physiology Part A 136 (2003) 821-825.
“Diving behaviour, dive cycles and aerobic dive limit in the platypus Ornithorhyncus anatinus”, Philip Bethge, Sarah Munks, Helen Otley, Stewart Nicol, 2003, Comparative Biochemistry and Physiology Part A 136 (2003) 799-809.
Altro materiale:
“Il paradosso dell’ornitorinco” di Ann Moyal, Oscar Mondadori 2001
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